Questo articolo e` tratto dal n. 119 del mensile FOCUS settembre 2002


 
 
Il fattaccio risale al 14 agosto 2000. L'accusa sostiene che quel giorno David Paul Grixti. 28enne di Werribee. in Australia. si è recato nella locale stazione di polizia e al "desidera?" del poliziotto ha risposto voltandogli la schiena, piegandosi in due ed emettendo una flatulenza che ha impestato l'ufficio. Portato in tribunale, la Corte gli ha comminato una multa di 200 dollari australiani (114.61 euro) ma Grixti ha fatto ricorso alla Corte della Contea, dove il magistrato. Leslie Ross. lo ha assolto perché il fatto non costituisce reato, così motivando:
«Fare flatulenze è un fatto naturale e spesso involontario e se anche l'imputato si è piegato per rendere la cosa più agevole, ciò non prova che il gesto fosse deliberato».
 


Cameriera previdente: il cliente aveva chiesto:
"Come sono i fagioli?"
Editto libera-peti
Corsi e ricorsi della storia dei gas intestinali. Perché già nel 41 d. C. l'imperatore Claudio, udita la storia di un uomo che aveva messo in pericolo la sua vita nel tentativo di tenere sotto controllo l'aria del suo intestino, con un editto aveva legittimato i peti  persino a tavola.
Di volta in volta simbolo di potenza virile o di grande villania. ora osannato, ora esecrato, fonte di reddito e di citazione letteraria. il peto, detto anche meteorismo, flatulenza, scoreggia, flatus, venticello, puzzetta o renza è inevitabile. E forse per questo occupa uno spazio di tutto rispetto nella letteratura di tutti i tempi. Dante Alighieri con una "trombetta" fatta col sedere da un diavolo chiude il ventunesimo canto de\\'Inferno, il greco Aristofane ne infarcisce le sue commedie. Petronio, arbitro dell'eleganza nella Roma imperiale, non li disdegna; il grande scrittore inglese William Chaucer ne argomenta nella sua Siimmoner's tale. e così fanno altri grandi della letteratura: Swift, Blake e Balzac. Scoreggiano le prostitute di Victor Hugo nel suo Notre-Dame de Paris e il personaggio inventato da Emile Zola nel romanzo La terra, per il cui verismo fu multato e imprigionato.
 
In altri periodi storici e in altre culture la scoreggia fu addirittura segno di forza virile. In epoca medievale la cultura tedesca considerava deboluccio chi non era in grado di farne e chi si distingueva nella specialità. come il leggendario arciere islandese Einarr Pam-barskelfi. veniva soprannominato "superpeto".
Rumori
La medicina si occupa dei peti dai tempi di Ippocrate, che nel 420 a. C. affermava: «Se possibile è preferibile liberare le scoreggie silenoziosamente, ma piuttosto che trattenerle e accumularle internamente è comunque preferibile liberarle rumorosamente». Era già allora noto che tutti, nessuno escluso, sono costretti a liberarsi più volte al giorno dell'aria che si forma nell'intestino. In media ogni individuo produce tra 400 e 1.200 centimetri cubi di gas al giorno, che libera in 13 emissioni. Ma il responsabile non è chi le fa, sono i suoi batteri. Nel colon (vedere disegno qui a lato) di ognuno di noi ce ne sono miliardi ed essi producono 1'80-90% del gas espulso. E non è il caso di liberarsi di questi ospiti con una terapia antibiotica. Il loro è infatti un ruolo necessario. Occupano il territorio in modo da impedire ad altri, più dannosi per la salute, di colonizzarlo. Si nutrono di ogni resto non digerito che vi transita. Alcuni producono nutrienti importanti, come per esempio le vitamine K e B12. E contribuiscono alla formazione delle feci producendo il 25-50% della parte secca. Il restante 10-20% del gas che ciascuno di noi produce è aria ingerita mangiando in fretta, masticando chewing gum. bevendo con la cannuccia, fumando, o bevendo bibite frizzanti.
 
   Fine prima parte

Seconda parte

Se sono infiammabili creano problemi ai chirurghi
 

Attenti al formaggio!
I gas intestinali sono soprattutto cinque e sono inodori: ossigeno. azoto, idrogeno, ossido di carbonio e melano. L'odore, o meglio, il cattivo odore, ha origine in piccolissime quantità di solfuro d'idrogeno, ammoniaca e altre sostanze prodotte da particolari ceppi batterici. Più la dieta è ricca di cibi che contengono zolfo (come fagioli, cavoli, formaggio e uova) più le flatulenze diventano moleste. Se poi contengono grandi quantità di metano e di idrogeno, diventano anche infiammabili: un problema in più per i chirurghi quando devono cauterizzare le ferite all'intestino durante gli interventi all'addome.
Altre volte la maggiore frequenza dei peti è dovuta a intolleranze alimentari. Se si nota un aumento della flatulenza dopo aver bevuto latte o mangiato gelato, è probabile che nel vostro stomaco manchi la lattasi, enzima che digerisce lo zucchero contenuto nei latticini. il lattosio appunto. La lattasi divide la molecola del lattosio in due molecole di zuccheri più piccole che cosi possono entrare in circolo. La carenza di lattasi in età adulta è molto comune. Uno studio appena pubblicato dell'University of Kansas di Kansas City, negli Stati Uniti, ha dimostrato che manca al 15% degli europei del nord. fino all'80% dei neri e dei popoli latini. e alla totalità degli indiani americani e degli  asiatici. Senza  lattasi, il lattosio passa indigerito attraverso lo stomaco e il piccolo intestino e arriva al crasso dove viene assalito da miliardi di batteri affamati, felici di digerirlo. Nel farlo però producono gas, come avviene per i microbi che fanno lievitare il pane divorando l'amido.
Varietà a tutto gas
In bianco e nero la locandina dello spettacolo di Joseph Pujol al Moulin Rouge di Parigi. Il suo repertorio era fatto di soli peti variamente modulati. Qui a lato. la locandina del film di Ugo Tognazzi sulla vita di Pujol.
 

Controllate il "raffìnoso"
Lo studio ha dimostrato che la maggior parte di chi soffre di intolleranza al lattosio riesce a ingerire senza sintomi fino a 2-300 grammi di latte al giorno. Il resto della quota necessaria a una dieta equilibrata può essere formato da latte privo di lattosio e latticini fermentati come yogurt e formaggi, già privati del lattosio dalla fermentazione batterica. Alcuni cibi hanno invece particolarmente spiccata la caratteristica di "parlare alle vostre spalle" perché contengono una quantità maggiore di carboidrati indigeribili. Sono per esempio i piselli, i fagioli, i ceci. le lenticchie. Al Department of Food Technology della Suez Canai University di Ìsmailia. in Egitto, i ricercatori hanno dimostrato che lasciando a bagno per 16 ore questi semi in acqua e bicarbonato si otteneva una consistente riduzione degli oligosaccaridi (raftinoso e stachioso) responsabili dei peti. Anche una dieta ricca di fibre alimentari fa aumentare la flatulenza. Ma ha vantaggi importanti: le fibre alimentari aiutano a tenere sotto controllo il colesterolo, a controllare il diabete, prevengono la stitichezza e riducono il rischio di tumore del colon.

Trappola antigas
Le flatulenze si possono cercare di ridurre con altre strategie. Le erboristerie consigliano gli infusi di semi detti carminativi, cioè capaci di espellere il gas dal tratto intestinale. Sono il finocchio. la camomilla, l'anice e il coriandolo. In farmacia si trova il carbone vegetale in capsule o pastiglie. Utile anche lo yogurt a base di Acido-philus. E infine i farmaci, come il simeticone. che frantuma in bollicine le bolle d'aria grandi e dolorose. Se tutti questi rimedi hanno fatto cilecca, si può tentare con il Flatulence Filler Seat Cushion, commercializzato dalla Toot Trapper. È un cuscino di schiuma di carbone attivo che intrappola i peti per un periodo che va da 6 a 18 mesi. Ovviamente dipende da quanti ne producete.

  Amelia Beltramini

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