VIAGGIO ALL’INFERNO

 

Mi spingo nei meandri della mente umana e trovo gente morta che cammina
ancor prima di aver imparato a respirare e vedo cataratte di gnomi in
preda all’olocausto dei loro pensieri, come vulnerabili prede di ragni
affamati.
E mi fermo.
Vedo il dolore fatto "cosa" che si staglia sull’orizzonte del mondo.
Figli smarriti nel grigio sciame di anime inquiete e assassini di idee
che ridono di quanto sta loro intorno.
Blocco il mio sentire su quei suoni non detti dove il tempo disegna
cristalli di sale sulle tavole imbandite dei ricchi e pani di segale su
quelle dei poveri. E del profumo di miele mi riempio le nari fino a
scoppiare.
Immondo questo mondo, inumani gli umani che violentano il loro dio come
se fosse di cartapesta.
Mi spingo più in basso e vedo lattine vuote.
Sono i pensieri degli stolti e dei savi ignoranti.
Continuo e vedo chiese al contrario dove si entra dal campanile e se
vuoi sentire messa devi bestemmiare contro il prete nudo.
Mi accorgo che ci sono anche io senza vesti addosso se non una foglia
di fico che mi copre il naso. Si, il naso.
E’ per quello che decido di tornare indietro.
Addio. Inutile cercare qualcuno e trovare solo sé stessi.

Fine prima parte  

 

Superstrada per l'inferno (seguito di "viaggio all'inferno")


Mentre risalgo la china dei miei perduti sentimenti, sento un lontano mormorio.
La salita è facile, ogni passo può appoggiarsi sulla faccia della gente. Sebbene stia attento a non ferirle non posso fare a meno di schiacciar loro bocca e naso.
Ma il mormorio continua sempre più incessante, sempre più potente, fino a diventare un urlo di folla.
Appena mi fermo l’urlo cessa, riparto e ricomincia. Sono le facce che schiaccio con il peso dei miei inutili anni.
Allora cercando di non sentirle urlo più forte di loro.
Arrivo ad un bivio con la voce diventata afona.
Al vertice trovo due cartelli, uno sopra l’altro; quello più in basso è storto, contiene il disegno di una freccia smunta quasi invisibile non ben delineata  ed indica il paradiso. L’altro è ben fatto, si vede subito, i colori sono sgargianti, dritto ed invitante come l’indicazione di un’oasi nel deserto; contiene una frase: "ultima possibilità per invertire il senso di marcia", un cartello come quelli che si trovano sulle superstrade. La superstrada dell’inferno...
Allungo il collo in direzione di quell’allettante cartello: intravedo un leggero declino, liscio, senza ostacoli, con ai bordi panchine colorate in mezzo ad aiuole fiorite e mi sembra di sentire una dolce
melodia.
Guardo dall’altra parte e vedo le solite facce che urlano, qualcuna si gira spaventata dal pensiero che inizi a calpestarla. L’erta è scoscesa, come la montagna del Sinai.
I cartelli cominciano ad ondeggiare come se il tempo della scelta stia per terminare.
Ho deciso. Arrivo al loro cospetto e con tutta la forza che mi rimane li sradico dal loro posto.
Li getto lontano frantumandoli nell’impatto.
Ora ci sono io al loro posto, dritto come un fuso, con le braccia larghe e le mani dritte, nudo con la mia foglia di fico sul naso.
metà della mia faccia, contiene un sorriso, l’altra una smorfia di dolore. Un occhio è aperto e luminoso, l’altro semichiuso e smorto. I miei pensieri rimangono liberi di volare al vento che li strappa come capelli, uno ad uno.
Rimarrò imprigionato in quella posizione per sempre o almeno fin quando non rimarrò calvo.



Ary