BRICK
Brick era il pastore tedesco a cui sono stato maggiormente affezionato.
Lo chiamavo Bricky. Siamo cresciuti insieme, io bambino e lui cucciolo, nel grande cortile.
Era così buono che si faceva fare di tutto.
Spesso mi facevo trasportare da lui non curante dello sforzo che faceva,
come accade spesso i bambini non sanno percepire.
Brick era un cane forte e robusto e di un’intelligenza superiore.
Ho sempre pensato che la frase "gli manca la parola" fosse stata coniata per lui.
Ma so che molti pensano la stessa cosa del proprio amico a quattro zampe.
Sono tanti gli episodi che potrei raccontare di Brick.
Ne cito uno solo: un’estate portammo Brick al mare,
il primo giorno mio padre entrò in acqua ed il cane, lo seguì.
Al largo c'era una piattaforma alta circa 7 metri dalla quale ci si poteva tuffare,
dopo essersi arrampicati usando una scaletta a pioli.
Mio padre salì e Bricky sempre dietro.
Quando mio padre si tuffò Brick non comprese che tutto andava bene e cominciò ad agitarsi.
Sette metri erano alti per Brick. Era ancora un cucciolone.
Ma, pensando che mio padre fosse in difficoltà, alla fine si tuffò.
Lo azzannò per un braccio e lo trascinò a riva
nonostante le proteste e le parole che cercavano di calmarlo.
Povero Bricky e povero mio madre che dovette ricorrere alle cure di un pronto soccorso,
Brick per trascinarlo gli conficcò i denti nella carne.
Ma Brick non fu punito. Da quella volta gli volemmo ancora più bene.
Morì a 17 anni, e sebbene fosse completamente cieco, il giorno della puntura,
non mancò di salutarci con il suo dolce sguardo.
Ciao Bricky
Ary